La presentazione di Lasciati assalire è l’occasione per tornare in comunità dove hai girato Adesso come adesso.
La comunità, apparentemente luogo della diversità, diventava un osservatorio da cui guardare quelli che stavano fuori; alla fine non erano più così distinguibili. Gli ospiti cercavano un’altra vita, ma anche io, avevo rovesciato lo sguardo: chi è dentro? Chi è fuori? Chi è normale? Chi è privilegiato? In Lasciati assalire succede qualcosa di analogo: sembrano esserci categorie chiare: falconiere/falco, addestratore/addestrato, libertà/prigionia, bene/male, si crede di sapere chi educa e chi viene educato. Poi le identità si contaminano fino quasi a diventare indistinguibili. Mi sono accorto che già allora mi interessava far saltare un confine. In Adesso come adesso era quello tra quelli “dentro” e quelli “fuori”. In Lasciati assalire è quello tra l’animale e l’uomo.
In un certo senso sia il film che il romanzo partono da un’idea di libertà, che si sviluppa strada facendo.
Sì, credo sia così. Adesso come adesso partiva da un paradosso: persone oggettivamente private di molte libertà vengono trasformate nella “casta eletta”; e proprio così la distinzione tra privilegiato/non privilegiato comincia a sgretolarsi. In Lasciati assalire torna un paradosso simile. Il falco è l’immagine della libertà, vola, eppure vive all'interno di una relazione con il falconiere, fatta di condizionamento, dipendenza, bisogno, addestramento e fiducia. E l’uomo, che apparentemente è libero, scopre le proprie catene interiori.
In entrambe le occasioni matura la prospettiva della ricerca di un altrove, che forse resta indefinito, ma d’altra parte non si può negarne l’evidenza.
Sì, nelle note di regia di allora ritorna l’idea che gli ospiti desiderino essere qualcun altro, appartenere “di qui o di là”, cercando l’altrove, ma preciso anche che lo stesso fanno quelli che vivono fuori dalla comunità. La visione di Lasciati assalire prende la direzione opposta: interrompere la corsa verso un altrove e riuscire finalmente a sostare dentro di sé. Forse in Adesso come adesso raccontavo degli esseri umani che cercavano continuamente altrove. In Lasciati assalire provo a capire cosa succede quando smetti di cercare altrove e accetti di andare dentro. Una recensione di Adesso come adesso metteva me stesso dentro il dispositivo del film: Michele Casiraghi viene dal “fuori”, da una vita considerata privilegiata, eppure è lui che continua a tornare “dentro”. Il falco comincia a osservare lui. Lo costringe a confrontarsi con ciò che non controlla. In entrambe le creazioni si entra pensando di osservare qualcuno e finisci per essere osservato tu.
Sia Adesso come adesso che Lasciati assalire sono caratterizzati da elementi appariscenti, che possono apparire in prima istanza, dissonanti, ma che hanno un ruolo determinante.
Sì, è vero. Nel film mettevo materialmente una maschera sull’identità: costumi, trucchi, abiti settecenteschi. Attraverso quella finzione cercavo di far emergere qualcosa di autentico. Dicevo che la recitazione imposta dal travestimento si alterna alla verità delle personalità e che il corpo diventa il punto di partenza per far emergere “il loro intimo, il loro doppio”. In Lasciati assalire il falco, il falconiere, il drago, le diverse voci sono differenti forme attraverso cui può parlare un solo io. Prima mettevo una maschera su una persona per vedere cosa sarebbe uscito da sotto, oggi ho creato diverse voci narrative per fare sostanzialmente la stessa operazione. La maschera non nasconde, rivela. In Lasciati assalire il falco svolge quasi la stessa funzione, apparentemente il protagonista parla del falco. L’animale diventa una specie di maschera narrativa attraverso la quale può dire cose che forse da solo non riuscirei a dire.
È stato anche un modo per evidenziare i contrasti, le differenze e forse anche le contraddizioni?
Nelle note di regia di Adesso come adesso avevo scritto che attraverso la rappresentazione vittime e carnefici si incontrano. Questa idea ritorna nel libro. Chi è il carnefice? Il falco che uccide la preda? Il falconiere che utilizza il falco? L’uomo che limita la libertà dell’animale?
Forse se dobbiamo trovare un leitmotiv comune è la ricerca di un’identità.
Non c’è dubbio. Nel Pellicano avevo incontrato persone che la società poteva definire tossicodipendente, detenuto o ospite della comunità e avevo costruito un lavoro per far saltare quell'etichetta. In Lasciati assalire l’uomo non è soltanto uomo, contiene il predatore, il bambino, il falco, il drago, l’aggressività, il bisogno, la vulnerabilità. Ho continuato a occuparmi di cosa succede quando smettiamo di definire qualcuno attraverso una sola identità. Allora il “dentro” diventava il “fuori”. Oggi un uomo dentro un falco e un falco nell’uomo.

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